Un viaggio lungo duemila anni: la viticoltura romana a Moruzzo e i misteri della villa rustica

Progetto "Il territorio come laboratorio di esperienze" 

Mercoledì 27 maggio, noi convittori e studenti dell'istituto IPA di Pozzuolo del Friuli abbiamo vissuto una giornata speciale alla scoperta delle radici storiche e delle realtà inclusive del nostro territorio. Accompagnati dagli educatori Patrizia Addante e Lazzaro Domenico, abbiamo intrapreso un viaggio intenso e ricco di significato, diviso tra il rigore della ricerca archeologica e una straordinaria realtà di agricoltura sociale. 

Ecco il racconto delle nostre tappe. 

️ Prima tappa: I segreti della villa rustica a Colloredo 

La prima parte del pomeriggio si è svolta presso la suggestiva Sala del Castello di Colloredo di Monte Albano, dove abbiamo visitato la mostra che raccoglie i ritrovamenti avvenuti nel "Podere Muris" (Moruzzo) tra il 2011 e il 2018. Una zona collinare rimasta fortunatamente a prato per secoli, che ha custodito intatta nel sottosuolo una grandiosa fattoria romana attiva tra il III secolo a.C. e il IV secolo d.C. 

I pannelli e i reperti ci hanno svelato tre "segreti" davvero incredibili: 

● �� Un'etichetta di 2000 anni fa (e il vino preferito dall'Imperatore): Il pezzo forte della mostra è una lamina di piombo del 106 d.C., un'etichetta di spedizione commerciale. Grazie a questo reperto unico, abbiamo scoperto che un antico proprietario del fondo fece viaggiare per mare e per terra, dentro cassette di legno, delle barbatelle (ramoscelli di vite per l'innesto) provenienti dal Lazio. Voleva piantare a Moruzzo la Vitis Setinia, il vino preferito dall'imperatore Augusto per curare i suoi mal di pancia! Un bell'esempio di spirito imprenditoriale friulano ante litteram

● �� Grandi focolari per il "Mosto Cotto": Nei cortili della villa sono stati individuati quattro grandi focolari posizionati molto in basso. Non servivano per cucinare la cena comune, ma per scaldare enormi bacili di bronzo. Lì dentro i Romani producevano il vincotto e il mosto cotto, un dolcificante e conservante fondamentale per l'economia dell'epoca. 

● �� Il mistero della peste bovina: Non solo agricoltura, ma anche un momento da veri investigatori in stile "CSI". Gli archeologi hanno trovato gli scheletri integri di 9 giovani mucche, sepolte senza essere state macellate, ma private di pelle e corna. L'analisi del DNA antico ha svelato il mistero: la fattoria fu colpita da una terribile epidemia di peste bovina (descritta storicamente anche dal medico Galeno). I coloni scavarono quelle fosse in fretta e furia nel disperato tentativo di igienizzare l'area e fermare il contagio.

Questa prima tappa ci ha dimostrato come la storia non sia fatta solo di date sui libri, ma di storie vere, fatiche, sogni e... un pizzico di mistero, proprio sotto i nostri piedi! 

�� Seconda tappa: Il presente che cura e accoglie alla Fattoria Sociale Vasulmus 

Dall'archeologia siamo passati alla solidarietà dei giorni nostri. La seconda parte dell'uscita didattica ci ha visti trasferirci presso la “Vasulmus”, una virtuosa realtà che oggi opera come Fattoria Didattica e Sociale. Questa visita ha rappresentato non solo la perfetta conclusione del percorso storico, ma anche una profonda lezione di vita e di civiltà per tutti noi. 

Ad accoglierci con una gentilezza d'altri tempi sono stati i titolari, il signor Ersilio Stocco e Cristiana Gemetti. Con estrema dignità e immensa discrezione, ci hanno offerto un esempio luminoso di resilienza e amore: hanno saputo trasformare una delicata sfida familiare in un'attività aperta al prossimo, dove la dimensione sociale si fonde perfettamente con la natura. 

Oggi la Vasulmus è una realtà poliedrica: 

● Si dedica con amore all'allevamento degli asini, animali straordinariamente empatici che ci hanno accolto con una dolcezza e una mitezza contagiose, ideali per le attività didattiche e di pet therapy

● Nel corso del tempo la struttura si è evoluta, accostando alle sue attività, per un periodo, anche un ricco e curato ramo dedicato alla coltivazione dell'orto. 

Conclusioni ed esperienze da portare a casa 

Il passaggio dai reperti romani alle attività solidali della Vasulmus ci ha permesso di riflettere su un valore senza tempo: come l'agricoltura, ieri come oggi, non sia solo produzione materiale, ma cura del territorio, della comunità e delle persone più fragili.

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